Nei primi giorni del mese di settembre 2014 tre Suore Missionarie Italiane sono state massacrate in Burundi. Nel Mattino di Padova è stato riportato un articolo di Ferdinando Camon, ex insegnante di Lettere presso l’Istituto Tecnico per Geometri “G.B.Belzoni” di Padova, che ho avuto la fortuna di conoscere (io, Ivo Babolin). Prima di spiegare delle motivazioni per cui valga la pena diventare socio di Associazione Nuova Famiglia – Addis Beteseb, O.N.L.U.S. - vorrei riportare interamente l’articolo:


"Tre Suore sono state uccise in Burundi, tutt’e tre sono state violentate, due sgozzate, una decapitata. Chi le ha assalite non voleva soltanto derubarle o ammazzarle, voleva far loro il massimo male, e gliel’ha fatto. Le tre Suore, due venete ed una emiliana, erano lì da tantissimo tempo, una perfino da cinquant’anni, un’altra da quarantaquattro. Perché erano lì, cosa le spingeva in Africa? L’amore. Per la loro fede, certo, ma anche per l’Africa, per il Congo, per il Burundi, per la gente dell’Africa, per il bene che sentivano di portare con sé. Quello di spendere tutta la vita per gli altri, per aiutarli, per salvarli, per dargli assistenza, cure, istruzione, questo dono di tutta la vita è il massimo bene che si possa offrire in Terra, non c’è un bene più grande. Quello di assalire queste Suore con pietre e coltelli, rapinarle ed ammazzarle, ma prima di farle morire violentarle, a due tagliargli la gola, e una decapitarla, questo è il male, il massimo male che si possa fare in terra ad una persona. Dunque siamo a questo scambio: il male in cambio del bene, il massimo male in cambio del massimo bene. L’odio e la morte per ripagare l’amore e la vita. Una suora è originaria di un paese qui vicino a casa mia, un’altra di non molto lontano, la terza di una regione confinante. Conosco la cultura da cui provengono, gli immensi, inesprimibili ideali di cui erano serve, le famiglie che le hanno formate, e temo che parlarne oggi esponga al rischio di non essere capiti. Una suora aveva dodici fratelli, non dimenticava compleanno od onomastico di nessuno, quando tornava aveva regali per ciascuno. Regaletti, come si può avere venendo dal Burundi all’Italia. Dodici fratelli. Eppure in famiglia, nella loro infanzia, c’era pane per tutti, parole e dialogo per tutti. I genitori amavano la sterminata massa di figli, ed erano riamati. Il pranzo e la cena erano come un’adunata in caserma, la famiglia riunita era come una piazza nel giorno del mercato. Adesso ci sono famiglie con un solo figlio, massimo due, questi figli vivono per conto loro, mangiano per conto loro, arrivano e già ripartono, è come avere degli estranei in casa. Un fratello della suora decapitata dice: “Sono orgoglioso di lei”, perché?, “perché si è salvata, è nei cieli”. Noi pensiamo che potrebbe dire “si è salvata” se fosse scappata, avesse ancora la sua vita da vivere, fosse qui con noi, apparisse in tv, rispondesse alle interviste. Lui, il fratello, dice che “si è salvata” proprio perché è morta, ha donato la vita, ha servito la causa fino alla fine. Ha vissuto nella Terra che amava, l’Africa, dalla quale non riusciva a stare lontana. Se rientrava in Italia per qualche vacanzetta, o un periodo di riposo, non vedeva l’ora di tornare là, a servire. Tutte queste suore erano così. Tutti i missionari sono così. Ne conosco parecchi, perché il Nord ne è pieno. Il Nord, che al Nord toglie le panchine perché gli africani non possano sedersi, poi va in Africa a cercare gli africani più poveri e più malati, per metterli a letto ed assisterli. L’Africa ha bisogno di loro e loro hanno bisogno dell’Africa. Esiste dunque ancora il “mal d’Africa”, come ai tempi coloniali? Si, ma è un’altra cosa. L’Africa è la terra che permette all’europeo (che è cristiano anche quando è laico) di esercitare in pieno l’utilità della sua medicina, della sua cultura, della sua istruzione: l’Africa ha bisogno di tutto e l’europeo che va là può dare tutto. Se un europeo sa 100 cose, in Europa di quelle cose sono utili 3 – 4, in Africa tutte. Le sedi delle Missioni, come quella dove è avvenuto il massacro delle nostre suore, sono centri da cui si irradia questo aiuto. Fanno del bene le Missioni in Africa, e ce n’è bisogno? Moltissimo. E cosa dobbiamo pensare dei missionari che muoiono in questo modo barbaro, di che cosa sono vittime? Un errore di calcolo? Pericoli non previsti? No, è sempre stato così, e sempre sarà. I missionari vanno per vocazione in mezzo ai bisognosi, ai diversi, ai nemici. Rischiano. Perché sentono di portare qualcosa che vale. Perché oggi noi facciamo fatica a capirli? Perché dentro di noi abbiamo ben poco che valga."


Io credo che leggendo questo articolo di Ferdinando Camon si possa maturare l’idea del perché diventare soci dell’Associazione Nuova Famiglia – Addis Beteseb, O.N.L.U.S. - . Sia ben chiaro che nessuno chiede a voi di diventare dei martiri come le tre religiose ma è importante recuperare dentro di noi quei valori antichi che con il tempo sono andati scemando e che riportano tutti ad un solo concetto: SOLIDARIETA’. Non cerchiamo la gloria ma desideriamo, salvaguardando cultura, storia e dignità dei popoli dove andiamo a portare le nostre utilità (come dice Camon) condividere tutto quello che abbiamo con l’altro. Se il nostro lavoro portasse solamente a ridare il sorriso ad una sola persona darebbe un valore aggiunto alla nostra vita e la speranza ad un nostro fratello.

Se vuoi diventare socio, contattaci!

La quota associativa è di 55 euro/anno.

Dal 2007 l’Associazione organizza dei Campi di conoscenza presso le realtà di Etiopia e Tanzania con cui collabora. Si era iniziato chiamandoli "campi di lavoro" ma, strada facendo, abbiamo capito che noi non dovevamo andare in gruppo in quei posti per lavorare, bensì per conoscere. Ecco allora che il nostro impegno si è rivolto alla conoscenza dei popoli, ai loro usi e costumi ed a capire le loro necessità. Viene naturale, quando si è in Missione, anche di lavorare, però l’impegno maggiore per i partecipanti al campo comincia al loro rientro in Italia. Far conoscere le realtà vissute in prima persona e, soprattutto, trasmettere quanto ricevuto. Si, ricevuto, perché in Etiopia ed in Tanzania si incontrano dei valori umani e sociali che noi abbiamo dimenticato. La preparazione ai Campi inizia nei mesi di novembre-dicembre dell’anno precedente alla partenza, con incontri ogni 20/25 giorni. Incontri che servono a conoscere la cultura e la storia dei paesi che si va a visitare, che servono a formare il gruppo che, in caso di difficoltà, si sostenga al suo interno. Ci sono degli incontri dove si fa formazione e riflessione su quanto si va a vivere. L’esperienza non è un viaggio turistico, non si è ospiti in un villaggio turistico ma si va a conoscere la gente, si va ad assimilare una cultura molto diversa dalla nostra, si va a ridare dignità a persone che sono in difficoltà non per loro volontà ma, forse, anche per nostra colpa. Il periodo di permanenza varia dai 15 ai 25 giorni e sarà preparato con cura prima della partenza. Se tutte le consegne ricevute saranno rispettate il successo sarà assicurato. Clausola indispensabile per partecipare al campo è la maggiore età (i minori dovranno essere eventualmente accompagnati da un familiare) e soprattutto la voglia di conoscenza. Viene ritenuta indispensabile la partecipazione a tutti gli incontri formativi e la piena disponibilità alle esigenze dell’Associazione durante il periodo di formazione e durante il campo. I partecipanti al campo dovranno versare la quota associativa per l’anno in cui si svolgerà l’esperienza.

Il 29 gennaio 2017, alle ore 15:00 presso la sede dell’Associazione, inizierà l’avventura per il Campo di Conoscenza del 2017. Chi volesse partecipare può CONTATTARCI per informazioni ed eventualmente confermare la propria partecipazione.

Campi di conoscenza

 

Un ottimo modo per conoscere concretamente l'Associazione e le sue svariate attività, è quello dell'aiuto in sede.
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