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E’ la più giovane premio Nobel della storia e per i suoi diciotto anni ha deciso di lanciare la campagna #BooksNotBullets per sostenere la battaglia a favore della scolarizzazione dei minori di tutto il mondo.

«Se i soldi spesi per le armi fossero investiti in libri, la vita di molti bambini cambierebbe».

Malala Yousafzai è la giovane attivista pakistana attaccata dai talebani per le sue campagne per il diritto allo studio delle bambine. Malala ha portato davanti agli occhi del mondo una delle tante restrizioni imposte dai Talebani alle donne dell'Afghanistan.

La sua storia inizia quando viene raggiunta da due pallottole, una alla testa e una al collo. Ai talebani, la sua passione per lo studio non piace; per questo hanno pensato di ucciderla, e dare così un esempio a tutte le altre ragazze «troppo moderne». Malala aspettava un autobus per andare a scuola, lì nella valle di Swat, l’inferno di cui ha raccontato le crudeltà in un diario per la Bbc che nel 2009 l’ha resa famosa a soli 11 anni. Difendeva i diritti dei minori, delle bambine, denunciava gli estremisti islamici. L’hanno lasciata in una pozza di sangue.

Sopravvissuta all’agguato, Malala è diventata il simbolo della lotta a favore dell'istruzione  e dell'alfabetizzazione femminile e non. «Tra poco compirò diciotto anni, questo è un momento speciale perché finalmente potrò dire di essere adulta. Quest'anno chiedo per il mio compleanno non regali e auguri. Chiedo azione».

Malala ha pubblicato sul suo profilo Twitter @MalalaFund una sua immagine con Il Diario di Anna Frank, invitando le persone a fare lo stesso, con l'hashtag #booksnotbullets per sostenere la scolarizzazione come vera e unica soluzione alla povertà e all'odio dilagante. «Voglio che i leader del mondo scelgano libri, non pallottole».

Immediatamente su Twitter migliaia di sostenitori hanno iniziato a pubblicare foto con il libro consigliato ai governatori mondiali, seguite da auguri e messaggi di sostegno per l'attivista pakistana.